Je suis Simone (la condition ouvrière)
1 ottobre | h. 21:30
C.S.O.A. eXSnia / Parco delle Energie
all’interno di LOGOS | Festa della Parola
via Prenestina, 173
Je suis Simone (la condition ouvrière)
LOGOS / Festa della Parola

Editoria – Teatro – Cinema – Musica – Writing – Incontri.
dal 28 settembre al 2 ottobre 2011 al C.S.O.A. Ex Snia e al Parco delle Energie
via Prenestina 173
Cinque giorni di presentazioni di libri, messe in scena, cinema, musica, reading, istallazioni e mostre, seminari e incontri, con la proiezione tra l’altro, in anteprima a Roma, di due film premiati a Venezia “Là Bas” di G. Lombardi e “In Attesa dell’Avvento” di A. Lavorato e F. D’agostino.
Bellezza, paura, lavoro, sud, parole che pronunceremo per tracciare spazialmente e concettualmente un percorso di critica all’esistente da intraprendere insieme, per costruire collettivamente un discorso, uscire dal normale e riconoscere il comune che diversamente abitiamo e che dev’essere visto, toccato, digerito.
LOGOS – Festa della Parola è una manifestazione aperta in cui case editrici, lettori, autori, ricercatori, artisti, mediattivisti, portano le proprie espressioni. Perché la Parola che si vuole festeggiare è quella vitale. Una parola il cui significato vive nella ricerca dello sguardo, del suono, della carne.
Partendo dalla Parola Orale, che viaggia, dalla Parola Scritta, che resta, incisa sui libri che si stampano per leggere e non per vedere, la Festa della Parola apre alle altre discipline nate dalla Parola – espressione primordiale del segno convenzionale.
LOGOS è un esperimento condiviso indipendente-mente da cosa meglio si vende e consuma. Per questo più di trenta piccoli e medi editori avranno spazio per diffondere le loro proposte e rivendicare, insieme ai lettori, la possibilità di poter scegliere liberamente cosa leggere. Per questo artisti, autori, attivisti, militanti avranno spazio per creare, comunicare e organizzarsi.
LOGOS è incontro tra individui, che lavorano, studiano, comunicano, oziano per ri-mettere in comune parole e socializzare saperi, per coordinare l’azione e metterci in movimento, rompere le gabbie e liberare i corpi.
LOGOS è la parola che da cittadinanza, corpo agli invisibili, voce agli oppressi.
LOGOS è spezzare la penna, gettare la scarpa nell’ingranaggio, suonare un pianoforte sulla barricata.
LOGOS è la parola immaginifica, un racconto per piccoli e grandi che ci riporta oltre il presente.
LOGOS è una delle tante Mompracem che vogliamo costruire, isola di uomini liberi in un oceano di padroni e schiavi.
LOGOS è al C.S.O.A. eXSnia Viscosa, un luogo liberato dall’egemonia dell’economico, cornice e coprotagonista della manifestazione assieme al Parco delle Energie, spazi strappati alla speculazione dal 1995, esempio di pratiche per l’autogestione e per la costruzione di una città eco-sostenibile a misura di bambino.
Gruppo informale _ LOGORROICI_
Aggiornamenti e approfondimenti su www.logosfest.org
info: 392 2899182, 349 7591490, 393 5693688 – parola@anche.no
Jean-Marie Straub: la summa del cinema
martedì 23 novembre 2010
Cineteca Nazionale – Sala Trevi
vicolo del Puttarello, 25 – Roma
O somma luce che tanto ti levi
da’ concetti mortali, a la mia mente
ripresta un poco di quel che parevi,
e fa la lingua mia tanto possente,
ch’una favilla sol de la tua gloria
possa lasciare a la futura gente;
ché, per tornare alquanto a mia memoria
e per sonare un poco in questi versi,
più si conceperà di tua vittoria.
(Dante, Paradiso Canto XXXIII)
Non cercatele le vacche nere nella cupa notte abissale ostante; hanno rubato e distrutto anche quelle. In questa tabula rasa, desertificazione scientificamente perpetrata del vivente, non solo dell’umano, Jean-Marie Straub continua con ostinazione ad “accendere fuochi” che illuminano e riscaldano chi li accosta. Inquadratura, suono, testo, montaggio “semplicemente” cinema, al suo potenziale più alto; luce somma, summa onesta di un’arte in cui “si cerca di trovare il punto di vista giusto (il più giusto), l’altezza giusta, la proporzione giusta tra cielo e terra, in modo da poter effettuare delle panoramiche senza dover cambiare la linea dell’orizzonte”. Per questo, e in questo, continuiamo e continueremo a proiettare i film di Jean-Marie Straub, nella loro interezza, nel continuo ritorno dell’irripetibile che rende sublime la vita su questo pianeta.
Rassegna a cura di Boudu e Fulvio Baglivi
ore 17.00
Trop Tot, Trop Tard (Troppo presto, Troppo tardi, 1980)
Regia: Jean-Marie Straub, Danièle Huillet; testo: una lettera di Friedrich Engels a Karl Kautsky e un brano della postfazione di Luttes de classe en Egypte di Mahmoud Hussein; fotografia: William Lubtchansky, Caroline Champetier (in Francia), Robert Alazraki e Marguerite Perlado (in Egitto); suono: Louis Hochet, Manfred Blank; montaggio: J. M. Straub, D. Huillet; voci: D. Huillet (prima parte), Bhagat el Nadi (seconda parte); origine: Francia/Egitto; produzione: Straub/Huillet; riprese: due settimane in Francia (giugno 1980), tre settimane in Egitto (giugno 1980); durata: 100’
«Vengono mostrati molti teatri dell’oppressione, della ribellione, si ascoltano i rumori del presente, viene raccontata la storia di classe della Francia nei mesi che precedettero il 1789 con le parole di Friedrich Engels e una voce di donna (la mia!, in tedesco con accento francese, affinché esista un legame con i paesaggi e i nomi), e poi, da una voce d’uomo con accento arabo, la storia delle lotte contadine in Egitto e della liberazione dai colonizzatori occidentali, ma non dell’oppressione di classe nel proprio paese. Differenze tra tempo storico e tempo “eterno” (!), ciò che è uguale, ciò che è completamente diverso, dove lo spazio diviene tempo (ciò che appartiene alla storia, ma è anche l’“essenza” della cinematografia), fin dove si possa procedere nell’analisi con strumenti precisi come macchina da presa e nagra, che però non sono mai precisi abbastanza e tuttavia molto più precisi dei nostri sensi: anche questo deve trovare in qualche modo “espressione” in questo film» (Huillet).
Copia proveniente dalla Cineteca di Bologna
ore 19.00
Corneille-Brecht ou “Rome, l’unique objet de mon ressentiment!” (2009)
Regia: Jean-Marie Straub; collaborazione alla regia: Cornelia Geiser, Christophe Clavert, Jean-Claude Rousseau, Barbara Ulrich; testi: Othon e Orazio di Pierre Corneille, Das Verhör des Lukullus (La condanna di Lucullo) di Berthold Brecht; fotografia: Christophe Clavert; suono: C. Clavert; montaggio: Jean-Marie Straub; interpreti: Cornelia Geiser; origine: Francia; produzione: Straub-Huillet; durata (complessiva): 80’ (versione A, B, C)
Due brevi brani da Orazio e da Othon di Corneille e un lungo estratto da Das Verhör des Lukullus di Bertold Brecht, una pièce radiofonica del 1939. Un regolamento di conti con Roma e una folgorante proposta di lavoro sul testo. Di questo film esistono tre versioni, montate in tre modi diversi. Vederle insieme consente di cogliere con maggior precisione ciò che si può ottenere rendendo un testo strano ed estraneo, vale a dire sottraendolo alla prossimità del familiare. Jean-Marie Straub ci consegna un supremo “Lehrstück” sul famoso “straniamento” brechtiano, con un’attrice franco-tedesca, Cornelia Geiser, che da sola è capace di interpretare tutte le voci di questa partitura.
Copia proveniente da Pierre Grise Productions (Paris); ingresso gratuito
v.o., sott. ingl.
ore 20.30
O Somma luce (2009)
Regia: Jean-Marie Straub; testo: Dante Alighieri Canto XXXIII del Paradiso VV. 67-145; fotografia: Renato Berta; suono: Juan-Pierre Duret; montaggio: Jean-Marie Straub; interpreti: Giorgio Passerone; origine: Italia/Francia; produzione: Straub-Huillet, Martine Marignac, Pierre Grise Productions; durata: 18’ (due versioni)
«La fine del paradiso terrestre» (Straub).
Copia proveniente da Pierre Grise Productions (Paris); ingresso gratuito
Cinema Moralia presenta Je suis Simone
Cinema Moralia
rassegna di cinema e video
a cura di Bruno Roberti
promossa dal Teatro Stabile di Napoli
in collaborazione con Stella Film e Galleria Toledo
Galleria Toledo, Multicinema Modernissimo, Teatro Mercadante
15 marzo > 25 maggio 2010
lunedi 22 marzo | ore 21.00 | Galleria Toledo
via Concezione a Montecalvario 34 – Napoli
Furore e strepito. Immagini malgrado tutto. Visioni del contemporaneo
Le Streghe (Femme entre elles) Italia, Francia, 2009, 20’, 35mm di Jean Marie Straub
Je suis Simone (La condition ouvrière) Italia, 2010, 90’ di Fabrizio Ferraro
Un “controcampo” cinematografico accompagnerà la programmazione dello Stabile in una prospettiva che inquadri i film nel campo lungo di rapporti tematici. Il programma si snoda lungo tre linee di percorso:
La stoffa dei sogni: Shakespeariana
Le potenze della finzione. La recita del potere e della follia. Il vero e il falso. Una declinazione di film capaci di evocare un nesso centrale in Shakespeare: la metafora del Teatro del Mondo, lo statuto di illusione del potere, la finzione e la follia dell’esistere, le potenze del falso.
Tempi fuori sesto: Beckettiana
Le potenze del linguaggio. La muta lingua dei corpi. Il silenzio e la voce. L’esplorazione attraverso video, cinema, multimedialità, sperimentazione, dell’universo linguistico e poetico di Samuel Beckett.
Furore e strepito: Immagini malgrado tutto
Le potenze dell’esistere. Il suono abissale del bios. Il pensiero e la vita. Una serie di film che daranno conto di un cinema che si misura con le urgenze del presente e che pone interrogativi dentro le ambiguità e i cinismi dell’oggi.
Je suis Simone riceve la menzione speciale al 27TFF
La Giuria di italiana.doc del 27° Torino Film Festival, composta da Marta Donzelli (Italia), Stefano Mordini (Italia), Jean-Pierre Rehm (Francia) assegna i seguenti premi:
• Menzione Speciale
JE SUIS SIMONE – LA CONDITION OUVRIÈRE di Fabrizio Ferraro
Diario di fabbrica 1934-1935
Ho visto il film martedi 18 a ROMA. Ho incontrato gli autori , gli amici Ferraro/Sinisi veri amatori e spero presto di proiettare il film a Napoli.
Je Suis Simone (la condition ouvrière)
DIARIO DI FABBRICA 1934-1935
il film è una traduzione visiva del testo che si ascolta,le immagini in B/N precisano un tempo passato, ma evocano un momento presente dove la presenza umana è costantemente minacciata. Weil nel definire l’ingiustizia, la schiavitù, la condizione di lavoro servile trova nella sua scrittura infinitesimale la sostanza del problema, arriva a criticare lo stesso movimento operaio,il sindacalismo, le sue rivendicazioni salariali che rientrano nella deformante atmosfera della società borghese basata sul principio della contabilità. Il problema fondamentale che emerge dall’esperienza in fabbrica è il suo livello di esistenza INUMANA che travalica la fabbrica stessa e pesa sulla vita intera, schiacciata da una crisi della presenza divenuta cronica, generalizzata. Esistere non è un fine per l’uomo è solo il supporto di tutti i beni veri o falsi e i beni si aggiungono all’esistenza.
In questa fase dello sviluppo capitalistico assistiamo immobili ad una gigantesca accumulazione e proliferazione di dispositivi…. computer, telefonini, auto che neutralizzano la nostra esistenza privandola dell’agire; in questo immobilismo dei corpi l’azione è sostituita dalle fluttuazioni in tempo reale di immagini e in formazioni. Nel film vediamo il percorso di ricerca esistenziale, le zone d’ombra della fragilità umana,in cui gli attori non sono personaggi che esprimono una psicologia, una tonalità ma misurano come in un trattato di fisica il campo di forze,di pesi che si costruisce sulla scena. le immagini non hanno la pretesa di dirci tutto, non ci illudono sulla loro completezza e ci danno la sensazione di non essere ostaggi di esse. Le bellissime carrellate dove SIMONE cammina, i passi che si susseguono nella notte non sono destinati a nessun appuntamento, alla deriva nell’intrecciarsi dei pensieri il suo corpo si spinge deliberatamente al limite della propria presenza per conoscere lo spossessamento, la limitazione e padroneggiarli. Nel diario l’unità di tempo è la giornata di lavoro, nel film la concezione del tempo s’inspessisce di piu durate che trascendono l’automatismo della giornata di lavoro e si intersecano con tempo libero (ma ancora da liberare) di svago, intrattenimento, evasione che sono la vera condizione di lavoro che mira a formare non più prodotti, ma a produrre noi stessi.
Il film è segno che a cinema può accadere ancora qualcosa di inatteso,la sua attualità sta nel fatto che non si lascia accecare dalle luci de l secolo,scorgendo la parte intima di oscurità, la visione del buio, la strada come buio precipizio ci mostra il camminare solitario di Simone che sembra quasi raggiungerci e mettersi in viaggio verso di noi.
Saluti Mario Gaspare Compostella viva il gruppo amatoriale
La Natura del Cinema
a cura di Boudu e Fulvio Baglivi
24, 25, 26 novembre 2009
CINETECA NAZIONALE – CINEMA TREVI
vicolo del Puttarello, 25 Roma, Fontana di Trevi
L’esperienza dello spazio nel cinema di John Ford e Jean Marie Straub-Danièle Huillet. La Natura del Cinema nel vivere la Natura delle Cose attraversando il mondo, lo spazio vasto della Monument Valley ed il bosco di Buti.
“Si, amo la Monument Valley e la riserva Navajo. Mi piace girare laggiù. Sono praticamente uno dei loro, qualcosa come un capo adottivo. In realtà sono il solo che lasciano girare nei luoghi segreti e sacri, là dove i loro morti sono seppelliti, sui luoghi dei loro combattimenti eroici. Non lasciano penetrare nessun altro in quei luoghi, sapete, sono gente molto indipendente e selvatica, un buon popolo; loro non sono mai stati vinti. […]
Quando voglio andare in vacanza torno a girare nella Monument Valley. È un luogo magnifico, selvaggio e solitario; mi piace molto impregnarmi dell’ambiente di un luogo prima di girare. Sicuro organizzo in precedenza i punti essenziali del film, ma all’interno di un quadro preciso mi affido molto all’istinto, soprattutto in ciò che concerne la scelta dei luoghi del “tournage”. Se, per esempio, c’è qui un fiume, un albero, con lo sfondo delle montagne, e se a lato tutto è piano, tu piazzi la macchina dove è più bello e girate ciò che, sullo schermo, sapete che verrà meglio. Esperienza e istinto: è tutto. Ogni volta, però, i problemi tornano nuovamente.” John Ford
“In uno spazio naturale, si tratta di creare un’architettura, altrimenti non esiste. Come faceva Fritz Lang. C’è lì un vecchio lavatoio ricoperto di muschio, una costruzione degli uomini, che non serve più da almeno quarant’anni, con tubi che portavano l’acqua più in basso nella forra, e tutti gli assistenti volevano toglierli, proprio quello che non bisogna fare! Poi c’erano dei muri e alcuni alberi abbattuti, alcuni dalla tempesta, che il contadino voleva togliere, e gli abbiamo detto di non toccarli. Quando si dispone di uno spazio come quello, bisogna trovare tre punti di caduta, e fare in modo che questo spazio diventi un’architettura, senza farsi affascinare dai tronchi d’albero o cose così. Ho fatto questo film perché conoscevo questo pendio da due anni e mezzo, perché situato proprio sotto la casa che il teatro di Buti ci aveva trovato per viverci con le nostre bestiole. Giravo intorno e non avevo mai avuto il coraggio di scendervi. All’inizio abbiamo cercato di trovare un luogo che sarebbe stato più “naturalista”, poi ho smesso con queste stupidaggini e finalmente sono sceso, me ne sono innamorato e questo vallone è diventato il personaggio principale del film: ecco una risposta concreta che no sarebbe dispiaciuta a JohnFord!” Jean-Marie Straub a proposito di Operai, contadini
Esperienza
Tutti i luoghi che ho visto,
che ho visitato,
ora so – ne son certo:
non ci sono mai stato.
Giorgio Caproni, 1972
Je suis Simone (la condition ouvrière)
*** PROIEZIONI ***
presentazione in anteprima mondiale
27 TFF TorinoFilmFestival
SABATO 14
ore 15:00 CINEMA GREENWICH 1 via Poma, 30 – Torino
DOMENICA 15
ore 11.30 CINEMA GREENWICH 1 via Poma, 30 – Torino
ore 22:00 CINEMA NAZIONALE 1 via Pomba, 7 – Torino
MARTEDI 17 e GIOVEDI 19 NOVEMBRE
ore 17:30 / 19:30 / 21:30
al NUOVO CINEMA AQUILA via L’Aquila 68 – Roma
telefono e fax: 06 70399408
web: http://cinemaaquila.com
email: info@cinemaaquila.com
Teatro Happening
Teatro Happening: un percorso teatrale aperto a tutti (attori, non-attori, individui).
Il Teatro Happening è un luogo d’incontro, una zona libera dell’espressione dell’individuo che deve essere/rimanere profondamente umana.
Il lavoro è basato sull’ascolto, sull’osservazione (dentro e fuori la scena), sul testo, l’azione individuale e l’azione collettiva.
A seconda delle esigenze dei partecipanti é prevista una rappresentazione del lavoro svolto attraverso una messa in scena oppure dei corti teatrali.
Giorno d’incontro: giovedì dalle 20:15 alle 23:30
presso Officina Culturale Via Libera
via dei Furi, 27 / metro A Porta Furba Quadraro
per informazioni : 392 2899182 / sinisi@gruppoamatoriale.org







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